Donne e bambini di mondi dimenticati
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Introduzione
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Donne
e bambini, occhi negli occhi della mia fotocamera, che raccoglie le loro
espressioni restituendomi la gioia di poterle ricordare. Attimi brevissimi,
che sfuggono nel vento come foglie appassite, anime catturate dalle immagini,
che cercheranno di ridisegnare quei momenti nei pensieri degli spettatori.
Ritratti come comunicazione, chiavi per dialogare e entrare nel mondo di
chiunque. Volti che sono il più bel panorama della Terra, e la migliore
descrizione di un paese e della sua storia. Sguardi come parole, sorrisi,
incontri d'anime, sensazioni, emozioni... Ano di realizzazione: 2003 Autrice Immagini: Laura Loiotile |
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Presentazione
di Riccardo Toffoletti COMITATO TINA MODOTTI - UDINE |
Per capire l'iniziativa e le intenzioni del Circolo fotografico L'Obiettivo, ho visionato una parte delle immagini che saranno proiettate. In linea generale sono avvincenti, specialmente nella bellezza dei colori, mentre la loro frontalità e centralità (talvolta fino alla staticità) indicano altre letture: dimostrano la fiducia degli autori nelle capacità di rappresentazione della fotografia. Fiducia e capacità che gli esperti potrebbero definire illusorie se consideriamo che non esiste strumento inventato dall'uomo (né manuale, né fotografico, né cinematografico, né televisivo, né olografico, né magnetico o digitale,...) in grado di riprodurre la realtà. Ciò significa che anche queste fotografie sono frutto di interpretazione , se non altro per la scelta del tema e per la forte adesione ad esso, sintomi di una sensibilità e di un' operazione mentale. Da qui si potrebbe discutere sulla funzione delle immagini raccolte in terra lontana, sull'umanesimo e la mitologia della fotografia terzomondista,... Per ora i miei occhi hanno ricavato spunti per osservazione altre. I volti delle donne e dei bambini, colti nei paesi orientali (Tibet, Laos, Birmania, Nepal,...), si rivelano più limpidi, più armonici, forse più sereni, se confrontati con i volti occidentali. Pertanto ho pensato che i valori ed i pensieri d'Oriente hanno formato, nei millenni, un codice genetico che produce percorsi di vita non dominati da conflittualità. Nella storia occidentale, di quel mondo che tanti si ostinano a definire sviluppato, ogni epoca ha prodotto ferrigne strutture di potere e innumerevoli conflitti. Lungo un percorso millenario che inizia ancor prima dell'antico Egitto e sale fino all'imperialismo dei nostri giorni, le tragedie hanno scandito la nostra storia, perché in Occidente politica e religione hanno costruito feroci sistemi, guerre di espansione e colonialismo, mentre i grandi filoni del pensiero orientale (Buddismo, Taoismo, ...), hanno diffuso valori di tolleranza. Ma ormai la globalizzazione liberista non risparmia nessuno e molti luoghi del pianeta non sono dimenticati, ma semplicemente controllati da un processo e da un modello di sviluppo che opera "grazie ad un sistema di comodi miti: il motore della civiltà industriale moderna è il profitto personale, considerato legittimo, anzi lodevole, poiché il vizio del singolo fa la ricchezza di tutti (come recita il detto)".* Secondo il pensiero del premio Nobel José Saramago, dichiarato dopo la tragedia dell'11 settembre, sono le religioni che uccidono. Ma, per non sconfinare troppo dal nostro tema, bisogna pur dire che proprio le religioni monoteiste hanno tenuto per secoli un ruolo perverso nei riguardi della donna, considerata senz'anima e indegna di parità con l'uomo in tutti i campi sociali, rifiutata nei suoi 'peculiari valori'. Emigrazione ed immigrazione nascono e ingigantiscono dentro un dannoso sistema in cui si perpetua l'emarginazione della figura femminile non solo nelle aree di sottosviluppo, ma all'interno delle società a capitalismo avanzato. Ho provato talvolta ad elencare i nomi di tante donne che, negli ultimi cent'anni, si sono distinte per forti contributi nel campo della scienza, dell'arte, della libertà. Vi compaiono Rosa Luxemburg, Dolores Ibárruri, Käthe Kollwitz, Tina Modotti, Aleksandra Kollontaj, Maria Montessori, Rita Levi Montalcini, Teresa di Calcutta, Maria Callas, Marilyn Monroe. Sembra un elenco poco omogeneo, qualche moralista potrebbe definirlo blasfemo, invece conduce a riflessioni: tutte queste donne hanno dovuto convivere con tragedie e fatica, tutte non hanno formato famiglia, tutte hanno subíto il degrado o la limitazione della propria, naturale condizione femminile. A chi dobbiamo addebitare queste forme di emarginazione? Nessuno riuscirà mai a fare l'elenco delle donne e dei bambini che il 'sistema delle disuguaglianze' costringe a star male, ad emigrare, a faticare, a morire nei deserti della fame e negli abissi dell'immigrazione ...popoli che non hanno neanche il pane e traversano oceani, terre, ogni mare, venendo qui dove noi consumiamo l'ottanta per cento di quel venti umano che noi siamo, mentre all'ottanta per cento dei viventi, non resta che quel venti per cento di risorse, e guerra, e morte...** In questi anni abbiamo assistito alla scomparsa di alcuni valori, senza che altri siano emersi per poterli sostituire, mentre ciò che diabolicamente resta è il sistema del profitto. ..."Sappiamo da tempo che una società fondata su questo principio si autodistruggerà. Può ostinarsi a esistere, con sofferenze e ingiustizie, fino a quando fingerà di credere che le armi letali create dall'uomo sono limitate, che le risorse sono inesauribili e che il mondo è una pattumiera senza fondo. A questo punto della storia abbiamo una sola alternativa: o la popolazione prende in mano il proprio destino... oppure non ci sarà destino da controllare per nessuno".* I valori per il nostro destino si trovano tra le donne e gli uomini sinceramente liberi della nostra contemporaneità, si trovano nelle idee che nei secoli recenti hanno acceso le speranze degli uomini, si trovano nella storia e nella memoria positiva del passato (compreso il Novecento dalle grandi tragedie); altri valori si costruiscono cambiando cultura e diffidando delle strutture costituite, politiche o religiose, ambigue o consolatorie, perché nessun potere ha mai agito per cambiare se stesso. | |||
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Un
commento
di Don Pierluigi di Piazza CENTRO DI PRIMA ACCOGLIENZA ERNESTO BALDUCCI - ZUGLIANO |
E' sempre importante favorire situazioni di analisi, riflessioni, prospettive, con l'attenzione ed un aciultura che parla in modo veritiero della realtà e dopo l'elaborazione, ritorni ad essa per una fermentazione, una sollecitazione alla coscienza critica, allo svelamento, alla denuncia, all'indicazione di percorsi possibili, ad una prassi conseguente. Dall'esperienza adel Centro di accoglienza e di promozione culturale "E. Balducci" di Zugliano riflettere in particolare sulal condizione dei bambini e delle donne significa concretamente incrociare, con sguardi, chiamarli per nome, incontrarli come rappresentati, qui, fra noi dei loro popoli: Colombia, Kossovo, India, Eritrea per esemplificare. Persone emigrate in cerca di lavori; percone costrette alla fuga a vausa di violenze tragiche; persone scappate da oppressioni e brutalità, perché con i loro familiari e le persone della loro comunità quotidianamente a rischio di vita. Volti, occhi, corpi, storie di bambini/e e di donne, particolarmente vittime di un sistema di ingiustizia, di violenza e di guerra. La compassione nel senso etimologico del "patire con", del condividerne la condizione è vissuto indispensabile per attivare cuore e intelligenza, cultura e capacità per intervenire, per contribuire a seminare di non violenza, di giustizia e di pace questa terra. La dimensione personale e quella comunitaria sempre dovrebbero trovare traduzione nelle istituzioni e nell apolitica, a livello locale e nell'indipendenza planetaria. La questione è difficile, spesso ardua. E' il compito assegnatoci perché una mostra fotografica non sia osservata con sguardo frettoloso, distratto, magari con l'emozione di un momento, bensì diventi provpcazione, conoscenza, coscienza, assunzione di responsabilità. | |||
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Le
donne
di Elenora Baldacci IO TU NOI VOI CENTRO ANTIVIOLENZA - UDINE |
Le donne sono il mio interesse attuale, e dico attuale perché i miei primi cinquantacinque anni li ho trascorsi occupandomi soprattutto di bambini, anche se "casualmente" ho fatto la moglie e la madre felice, quindi mi si chiede di parlare di donne, e donne siano. Inizierò parlando di me. Da bimba, sempre alla ricerca del nesso logico tra azioni, pensieri ed enunciazioni, osservavo gli "umani" che mi circondavano e faticavo molto per trovarvi la coerenza. Ad esempio, non capivo perché con il "sei una bambina", mi negassero buona parte delle libertà concesse ai maschi, anzi; mi si caricava di doveri, mentre i mie cugini ne venivano totalmente sollevati perché loro erano "uomini". A scuola poi, andò anche peggio. Quando studiammo "il Ratto delle Sabine" non ricordo per quanto tempo guardai "di storto" mia madre pensando che se un qualsiasi uomo l'avesse voluta, quindi rapita, lei sarebbe stata ben lieta di abbandonarmi, d'altronde era questo il messaggio che ci veniva dato: i romani le avevano rapite e loro si erano felicemente accomodate. Di qui il nesso logico mi faceva pensare che le donne, quindi anche mia madre, e tutte le altre della specie, quindi anche io un domani, erano così incapaci di sentimenti veri e duraturi, che bastava metterle in una situazione obbligata e queste buone buone si sarebbero immediatamente scordate degli affetti precedenti. Risultato logico: non volevo assolutamente essere donna, quindi ero diventata il disastro di casa, quella che metteva i calzoni del cugino per arrampicarsi sui muri pencolanti delle case sventrate dalle bombe della seconda guerra mondiale, con le ginocchia talmente segnate da essere tranquillamente scambiate per una carta geografica di un atollo montagnoso. Solo crescendo, quando già fidanzatina, ripensandoci mi sono resa conto che quei "buzzurri" pescatori che poi fonderanno Roma, avevano rapito delle grandi donne, donne che con il loro buonsenso e sacrificio hanno salvato i loro parenti da un probabile massacro. Allora ho cominciato ad indagare sulla vita nei secoli delle donne, ed ho scoperto che erano l'unica specie "animale" perseguitata in tutto il mondo, perché animali da noi cacciati, altrove potevano essere adorati, le donne no, le donne dovevano essere sacrificate al bene comune ovunque. Quando poi, la prima volta che visitai Roma, scoprii che l'affresco che circonda benedicente l'aula del Parlamento, culla delle leggi della repubblica, rappresenta IL RATTO DELLE SABINE, ricordo di avere pensato che prima o poi, avrei dovuto rimboccarmi le maniche, per correggere almeno qualche stortura nella testa degli uomini, perché non era possibile che donne, avessero inneggiato ad una stortura simile. Altro dubbio che ha creato non poche riflessioni nella mia adolescenza, era il mito di Adamo ed Eva, a mio avviso Adamo ci faceva proprio una brutta figura, almeno Eva era stata concupita da un serpente, e si sa che i serpenti sono bravi ad incantare, ma Adamo aveva davanti una semplice donna, non capivo perché tutti condannassero così ferocemente lei e considerassero una vittima lui. Poi, la storia si rivitalizzò quando la scienza mise a punto il parto indolore e la chiesa lanciò anatemi perché qualcuno, si badi bene qualcuno, non certamente Dio, altrimenti dovremmo inventarci una "Dia", per le donne, aveva scritto che la donna doveva partorire con dolore. Certamente gli anni sono passati da Adamo ed Eva, e dalle Sabine rapite, le donne passando attraverso molte leggi incredibili, come quella che le voleva affogate con colui che le aveva stuprate, se ovviamente erano così stupide da denunciare l'abuso subito, "sembra" che almeno in Europa siano evolute, libere, ma voglio porre tre casi alla meditazione: i servizi di un Comune che ha uno sportello per la violenza alle donne da ben quattro anni, associato ad un struttura che dovrebbe fornire appoggio e cure ai bambini, in due distinti documenti nel corrente anno hanno sentenziato così: è indubbiamente vero che il signor Mustafà (così lo chiameremo) trascinava la moglie in cantina e la picchiava con bastoni e quant'altro per un nonnulla, ma comunque è un padre affidabile ed ha un buon rapporto con il figlio (che a sette anni è già completamente indifferente a urla pianti ecchimosi e sangue della madre, disprezza le donne perché il padre lo ha educato a questo e, in fatto di esibizioni e sesso potrebbe insegnare a Tinto Brass, perché il padre lo ha educato al sesso con i giornali pornografici) quindi, non solo si deve permettere che Mustafà prosegua nell'educazione di questo futuro stupratore seriale, ma anche affidargli il secondo bambino che lui voleva morto, infatti la madre si è allontanata dalla famiglia per permettergli di nascere, costringendo lei a rientrare in quell'inferno, perché cosa può fare una donna marocchina se si affida i figli al padre? Solo seguirli. Questo è l'appoggio e la libertà che questa donna ha ricevuto da servizi che utilizzano soldi pubblici per fare esattamente l'incontrario del dovuto. Ora abbiamo saputo che le hanno tolto qualsiasi assistenza per costringerla a ritornare con il marito. Altro caso: Lucia (così la chiameremo) è una donna africana che per quanto ci riguarda ha finto di essere stata prostituita, ha una bimba che dichiaratamente all'ingresso nel nostro Centro aveva 4 anno (6 in realtà) di nazionalità non meglio definita, che durante il soggiorno da noi (un anno) ha avuto un bimbo nato prematuro di un mese, bimbo che era funzionale a lei ma che a nostro avviso aveva deciso di sopprimere nel modo più tranquillo possibile, affamandolo, (g.200 al giorno) esponendolo nudo al gelo, gli strappava le unghie (come del resto all'altra bambina a cui insegnava pero a fingere gli orgasmi) e molto altro. Per noi era chiaro che la donna non si era mai rotta un'unghia per troppo lavoro, che stava preparando la bimba per venderla a qualche pedofilo ben fornito di euro, ebbene il suo servizio sociale e la struttura per bambini di cui sopra, hanno sentenziato che erano solo problemi culturali, che era necessario dargli semplicemente degli insegnamenti di puericultura. Per noi invece era una criminale, ed infatti poi da documenti che abbiamo rintracciato casualmente, si è evidenziato che era stata moglie per quattro anni di un medico, dal quale aveva avuto la figlia, che era giunta in Italia ben prima di quanto dichiarato attraverso i buoni uffici di un mediatore culturale che la bimba alla quale aveva così impedito di frequentare i primi due anni scolastici per ragioni ben valutabili aveva appunto 7 anni e mezzo, ma quando abbiamo fatto presente questo ai servizi su nominati, ci hanno minacciate di denuncia per averli letti, e intimato di restituirli subito. In parole povere questa donna dimostratamente così negativa, non poteva esserlo, perché in quanto donna, non poteva essere così criminale, ma solo una africana appena scesa dal ramo del baobab. Il punto in discussione è questo: perché le donne non possono essere criminali quanto gli uomini? Per ultimo: alcuni mesi fa la figlia diciottenne di una mia amica, che aveva preparato la propria festa di compleanno assieme ad un altro diciottenne, affittando una casa per svolgervi la festa, che quindi era in una situazione di sicurezza come in casa propria, con invitati conosciuti e garantiti perché amici intimi dei festeggiati, ha incontrato il solito figlio di buona famiglia che approfittando del fatto che la ragazzina aveva bevuto qualcosa di alcolico che le aveva fatto male, anche perché lei è quasi astemia, l'ha portata in bagno e lì stuprata senza che lei scioccata non riuscisse a emettere neppure un grido. Di quale libertà ha goduto lei ragazzina italiana in casa propria (ne aveva pagato l'affitto), tra amici fidati, che ha perso così ignobilmente la sua verginità? Quanto è cambiata, senza scomodarsi di chador, talebani o altro, la vita delle donne e dei loro figli? |
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