Riccardo Rossi






Corso Introduttivo alla

Fotografia Digitale













www.obiettivo.org
Circolo Fotografico e Culturale l'Obiettivo – Pasian di Prato

Corso di fotografia digitale.


Indice


1. L'Immagine digitale


  1. La codifica in pixel

  2. 16 milioni di sfumature 24 bit

  3. La risoluzione grafica del monitor e delle immagini stampate

  4. La compressione delle immagini GIF JPG ecc.


2. Lo scanner


  1. Il tipo di scanner parallelo o SCSI

  2. Gli scanner per negativi e diapositive

  3. La profondità di scansione degli scanner

  4. La calibrazione degli apparati per fotografia digitale

  5. La scansione degli originali: tratto – OCR – colore


3. La fotocamera digitale


  1. Scelta della fotocamera

  2. Utilizzo e caratteristiche della fotocamera digitale

  3. Collegamento al PC e dialogo

  4. La memorizzazione delle immagini

  5. Impostazioni della fotocamera digitale

  6. Cenni di composizione dell'immagine


4. Il monitor


  1. La scelta del monitor

  2. La scelta della scheda grafica per il PC

  3. Risoluzione e dimensione dei monitor CRT o LCD

  4. La calibrazione del monitor

  5. I computer portatili e la fotografia digitale


5. Elaborazione digitale delle immagini


  1. La scelta del programma di elaborazione

  2. Cenni di Adobe Photoshop

  3. La fotografia digitale professionale (cenni)


6. La stampa delle immagini digitali


  1. La fotografia per Internet

  2. La scelta della stampante

  3. La stampa delle immagini digitali

  4. Gli inchiostri per stampanti

  5. La conservazione delle immagini digitali




La codifica in pixel


Ogni immagine stampata, sia di tipo tradizionale che di tipo digitale è costituita da una serie teoricamente infinita di punti colorati, la cui vicinanza e il colore, compongono, se visti da una certa distanza, l'immagine finale. La differenza tra una fotografia tradizionale e una fotografia digitale è il tipo di decodifica. L'immagine tradizionale consiste di un originale sia esso negativo o diapositiva, che contiene tutta l'informazione e la stampa dall'originale consente la riproduzione dell'immagine. Un'immagine digitale è invece decodificata mediante un numero finito di pixel, ovvero piccoli quadrati aventi caratteristiche ben precise di densità e colore.

L'immagine digitale non è certamente una scoperta recente. La stessa è stata usata precedentemente per la realizzazione di immagini della carta stampata in bianco e nero (quotidiani, periodici ecc.). Nella stampa tradizionale, in particolare quella tipografica, le sfumature si ottengono mediante la vicinanza o la lontananza dei punti (o del reticolo) che forma l'immagine. L'occhio umano da una certa distanza non riesce a distinguere la trama e codifica queste zone con sfumature di grigio.

Questa tecnica talvolta viene usata anche per la realizzazione di opere d'arte formate interamente con metodi manuali, per esempio proprio per mezzo di punti.

Il successivo passaggio al colore ha richiesto tecniche decisamente più avanzate per la rappresentazione delle sfumature di colore e per il grado di luminosità. Nella stampa tipografica classica, i colori si ottengono mediante la sovrapposizione di quattro colori fondamentali: il giallo, il magenta (una sorta di rosso chiaro) e il ciano (una sorta di azzurro). Il quarto colore è composto dal nero, il quale produce le ombre o le sfumature particolarmente scure.






Stampa tipografica

In tipografia non è possibile stampare a tono continuo, perciò si ricorre a uno stratagemma. Per riprodurre l'immagine correttamente perciò si creano dei retini costituiti da punti posti a distanze diverse, che se guardati da un acerta distanza sono praticamente indistinguibili. A sinistra un particolare di un'immagine, a destra un particolare spinto della stessa immagine da cui è possibile distinguere il retino di composizione.



Il solo fatto di riuscire a rappresentare un'immagine con una serie di punti lascia intuire che questa sia una forma di codifica. Di fatto però la memorizzazione della posizione di ogni singolo punto, fino all'avvento del computer poteva avvenire solo attraverso supporti trasparenti (pellicola) o comunque con dei fori per permettere il passaggio dell'inchiostro (stampa litografica). L'avvento del computer ha fornito la possibilità di memorizzare in forma numerica l'esatta posizione e l'informazione sul colore di ogni singolo punto considerato presente sull'originale e di memorizzarne le caratteristiche.

Nel caso della pellicola fotografica la possibilità di memorizzare in modo più nitido possibile e quindi di effettuare ingrandimenti di un certo livello, è data dalla grana della pellicola, ovvero dalla finezza dei granuli sensibili alla luce con la quale è composto lo strato sensibile della pellicola. L'avvento della possibilità di memorizzare dati di tipo informatico ha però imposto delle regole diverse. L'immagine è stata suddivisa da una griglia, e ogni cella di questa griglia è stata memorizzata con le informazioni relative alla luce e alla tinta media. Il quadrato così ottenuto prende il nome di “pixel”, ovvero di unità di informazione minima fondamentale.



Ingrandimento spinto di un'immagine:

si riconoscono i quadrati di colore uniforme, chiamati pixel che visti da una certa distanza formano l'immagine completa.



Il pixel è dunque un piccolo quadrato che in termini informatici viene rappresentato da una serie di zeri e di uno, e che di fatto può essere tradotto in un numero decimale che contiene quindi informazioni circa la posizione sulla griglia dell'immagine, la luminosità (dal bianco al nero) e le quantità dei tre colori fondamentali (giallo magenta e ciano nel caso si sottrazione di luce e blu verde e rosso, nel caso di addizione di luce).

La differenza tra le immagini ottenute per sottrazione e per addizione di luce è dovuta principalmente al tipo di supporto che contiene l'immagine. Nel caso di un cartoncino o di un foglio di carta, l'immagine è costituita da una sovrapposizione dei tre colori tenui giallo, magenta e ciano, a cui è sovrapposta, per raggiungere l'intensità voluta, una velatura da nulla (bianco) a totale (nero).

Nel caso di uno schermo TV o di un monitor di computer, l'immagine non è più costituita da una sovrapposizione, bensì da una giustapposizione di gruppi di tre piccole celle molto ravvicinate, in grado di illuminarsi in modo più o meno intenso e diffondere luce rossa, verde e blu. La luminosità di queste celle possono dare la sensazione del bianco nel caso siano tutte e tre illuminate alla massima potenza, e dare la sensazione del nero nel caso siano completamente spente. Tutte le varie sfumature sono essenzialmente variazioni di intensità di luce di ognuna delle tre celle. In dettaglio per la formazione del giallo saranno particolarmente luminose le celle rossa e verde ecc.


se trovo, dettaglio della composizione di un monitor


I pixel possono avere dimensioni diverse e la dimensione dei pixel comporta un particolare effetto di visualizzazione delle immagini detto: definizione. La definizione è la capacità di riprodurre in maniera accurata i contorni (forme e colori) degli oggetti. Più il reticolo è fine, più l'approssimazione è buona. Ecco perché un'immagine con un elevato numero di “Dpi” permette una riproduzione meno “quadrettata” dell'originale. La definizione, in fotografia digitale è misurata in pixel per pollice, in inglese DPI ovvero Dot per Inch. Naturalmente maggiore sarà la dimensione dei lati di ogni singolo pixel e minore sarà la definizione dell'immagine definitiva. Poiché inoltre ogni pixel richiede delle celle di memoria per la conservazione dell'informazione, un'immagine con pochi pixel occuperà poco spazio sull'Hard Disk, ma sarà difficilmente stampabile con effetti validi, mentre un'immagine con molti pixel occuperà uno spazio notevole sull'HD, ma sarà stampabile con un'ottima definizione (sempre che la stampante sia in grado di stampare alla stessa capacità di definizione del file).






Due immagini con diversa concentrazione di pixel

L'immagine più a sinistra è riprodotta con una definizione pari a 15 Dpi, l'immagine a destra invece è riprodotta a 72 Dpi. Si nota la diversa chiarezza.

E' intuitivo che la foto a destra è molto più “pesante” in termini di numero di pixels.



16 Milioni di sfumature, Ovvero 24 bit


Nella fotografia digitale un parametro direttamente legato ai pixel è la profondità di colore. Si dice profondità di colore la quantità di sfumature che ogni singolo pixel può riuscire a interpretare. Il colore completo è dato da tre parametri fondamentali. In esso quindi devono essere memorizzate le quantità di ogni colore fondamentale Giallo Rosso e Blu, ovvero Giallo Magenta e Ciano, in una quantità variabile tra 0 e 256. Moltiplicando 256x256x256, si ottiene 16.777.216, che corrisponde alla quantità massima di sfumature che ogni singolo pixel può mostrare nella codifica a 24 bit. Questo significa che, ad esempio, un pixel che contiene verde in quantità 0, blu in quantità 0 e rosso in quantità 0, rappresenterà sullo schermo o sulla stampa il colore nero, mentre un pixel che contiene verde in quantità 256, blu in quantità 256 e rosso in quantità 256, rappresenterà il colore bianco. Tutte le altre sfumature possibili saranno quindi codificate con quantità differenti dei tre colori fondamentali.

La codifica in 256 livelli dei tre colori fondamentali producono quindi, con tutte le combinazioni possibili, circa 16 milioni di colori diversi. La scelta di questo numero di livelli è dato misurando la quantità di sfumature che l'occhio umano è in grado di percepire come diverse l'una dall'altra. La scelta quindi dei parametri ideali con cui lavorare correttamente con le immagini digitali è quella caratterizzata da ogni elemento della catena in grado di produrre e trattare immagini con 16 milioni di colori ovvero con profondità di colore pari a 24 bit.

Lo scanner, il monitor, la fotocamera digitale quindi dovrebbero essere in grado di lavorare almeno a tale profondità di colore.

Ogni pixel per poter essere in grado di rappresentare un colore dovrà perciò contenere un'informazione basata, dicevamo, sull'unione di tre parametri, codificati in dati numerici da 0 a 255. In digitale, ogni informazione viene decodificata in una serie di numeri in formato binario, quindi per rappresentare in binario un numero massimo pari a 16.777.216 è necessario mettere uno di seguito all'altro una serie di 24 tra zeri e uno. Nel nostro sistema metrico decimale, la cifra di 16.777.216 può anche essere espressa con 2 elevato alla 24 esima.

Non sempre però, gli apparati tecnologici presenti sul mercato presentano caratteristiche di visualizzazione e rilevazione dei colori con profondità pari a 24 bit. Un rapido raffronto tra quello che è possibile visualizzare e stampare con i mezzi a nostra disposizione è possibile tramite il settaggio della scheda grafica del nostro PC. Cliccando con il tasto destro del mouse su uno spazio vuoto del monitor e selezionando “Proprietà” è possibile accedere ai parametri di settaggio del monitor, ovvero della scheda grafica che lo gestisce. Impostando la quantità di colori visualizzabile nelle diverse possibilità che ci fornisce la scheda, che dovrebbero essere 16,8 milioni di colori, 65.000 colori, 256 colori e in alcuni casi anche semplicemente 16 colori, e visualizzando, nelle diverse combinazioni, una fotografia ben definita con molte sfumature, è possibile vedere direttamente le sostanziali differenze che producono una riduzione o un aumento dei colori disponibili per rappresentare l'immagine stessa.


In termini di profondità di colori:

16 colori corrisponde a 2 alla 4a, quindi codifica a 4 bit;

256 colori corrisponde a 2 alla 8a, quindi codifica a 8 bit;

65.536 colori corrisponde a 2 alla 16a, quindi codifica a 16 bit;

infine 16,8 milioni di colori, corrisponde a 2 alla 24a, ovvero finalmente codifica a 24 bit.


La risoluzione grafica del monitor e delle immagini stampate


La risoluzione grafica del monitor e delle immagini in generale è data dalla quantità di pixel che il dispositivo è in grado di visualizzare e viene misurata in Dpi ovvero Dot per Inch in inglese, punti per pollice in italiano. La risoluzione del monitor è caratterizzata dalla distanza tra gli elementi fluorescenti dello schermo che disegnano l'immagine. Naturalmente, maggiore è la quantità di Dpi visualizzati, maggiore è il dettaglio dell'immagine. Parametro notevolmente importante, fa sentire tutto il suo peso durante il trattamento delle immagini e la stampa. Per comprendere dettagliatamente quali siano le risoluzioni consigliabili si possono fare le seguenti considerazioni:

Un'immagine che dovrà essere utilizzata unicamente a video, come può essere il caso delle immagini per la costruzione di un sito web, non necessita di particolari risoluzioni, bensì avrà bisogno della risoluzione tipica del monitor, sul quale, nella maggior parte dei casi, verrà unicamente visualizzata. Tutti i monitor presenti attualmente sul mercato hanno una risoluzione tipica di 72 Dpi. Proporre pertanto immagini su siti internet che abbiano come risoluzione un fattore più elevato di 72 Dpi, non ha nessun senso e comporta unicamente un utilizzo errato dello spazio a disposizione del sito, in quanto, chiaramente, un'immagine composta da un numero di pixel maggiore, occuperà sul disco rigido uno spazio maggiore. La rete Internet ha bisogno di un ben determinato tempo per trasferire informazioni, quindi inserire immagini inutilmente “pesanti” non fa altro che aumentare i tempi di visulizzazione delle pagine web. Anche i programmi per il trattamento delle immagini, come ad esempio Photoshop, o gli equivalenti, impiegano un determinato tempo per l'elaborazione dell'immagine in funzione dell'effetto che si desidera introdurre e della lunghezza del file. Il primo parametro quindi che bisogna quindi attentamente considerare è la risoluzione definitiva dell'immagine in funzione del suo utilizzo. Dicevamo che per le immagini destinate a siti Internet è sufficiente una risoluzione finale di 72 dpi, per le immagini da stampare però la risoluzione necessaria dipende in parte dalla capacità della stampante stessa, e in parte dalla finezza di particolari che si desidera riprodurre. Una risoluzione media, per buone stampe a colori è di 300 dpi. Una stampa del formato di 20 x 30 cm., ottima per una stampa da esposizione normale, preferibilmente montata su passepartout delle dimensioni di cm. 30 x 40, richiede un file in formato BMP, quindi senza alcuna compressione digitale, della dimensione di circa 25 Mb. Un file così pesante potrà essere trattato abbastanza rapidamente, solo con computer dotati di un processore piuttosto veloce, e soprattutto con una buona quantità di memoria RAM, al minimo di 64 Mb., preferibile una dotazione di RAM di 128 o 256 Mb.


L'ultima generazione di stampanti presente sul mercato a buon prezzo, è in grado di stampare immagini con un dettaglio di 2400 x 1200 Dpi. Un buon compromesso tra la pesantezza dei files da trattare al PC e la risoluzione di stampa potrebbe essere la seguente: utilizzare files con 300 o 600 dpi di risoluzione, quindi, per stampe da 20x30 cm., circa 25 Mb., quindi stampare con la stampante impostata alla massima risoluzione possibile. Il programma di gestione della stampante, provvederà automaticamente a interpretare la mancanza di informazioni per poter utilizzare una risoluzione superiore maggiore rispetto al file originale e fornirà comunque un'ottima stampa.


Il tipo di scanner parallelo o SCSI


Lo scanner è uno dei dispositivi più utilizzati per l'ottenimento di immagini di tipo digitale. Prima di giungere al tipo di scanner analizziamo com'è fatto.

Uno scanner è un dispositivo in grado di convertire le immagini piane di qualsiasi tipo in immagini digitali. Lo scanner piano, la maggior parte di formato A4, è costituito da un piano di esposizione delle dimensioni di cm. 21 x 29.7, da una lastra di vetro trasparente, sulla quale posare l'originale, da un coperchio mobile con il quale bloccare l'immagine e trattenerla il più possibile aderente alla lastra di vetro, e da una lampada bianca ovvero tre lampade colorate dei tre colori fondamentali per addizione di luce, cioè verde rossa e blu. In pratica è un dispositivo abbastanza simile a una fotocopiatrice.

Non c'è una fondamentale differenza tra i tipi con lampada bianca e quelli a lampade colorate. Semplicemente illuminano in modo diverso l'originale, il quale riflette la luce in direzione di un dispositivo elettronico in grado di rilevare la luce riflessa e la sua quantità, quindi di convertire il risultato in livelli elettrici. Lo scanner utilizza, per far scorrere la luce attraverso la lastra, un motorino elettrico di tipo particolare, il quale avanza a scatti, ed è pilotato in modo estremamente preciso da un microprocessore. La funzionalità del motorino è essenziale in quanto a seconda del numero totale di scatti che può eseguire, comporta una maggiore o minore definizione della scansione e quindi del risultato finale. Generalmente ogni scanner riporta sulla confezione, la definizione che è in grado di raggiungere. Questa è solitamente indicata in “ottica” e “interpolata”. La definizione ottica è quella effettiva che può raggiungere lo scanner senza l'utilizzo di dispositivi software, e dipende dal tipo di sensore in grado di analizzare la luce riflessa e dal numero di scatti o di posizioni che la lampada attraversa lungo il suo spostamento da un lato all'altro della lastra di esposizione.

Generalmente uno scanner in grado di dare degli ottimi risultati, possiede una risoluzione ottica almeno pari a 600x600 Dpi. Risoluzioni superiori, anche se utili, spesso non sono indispensabili, risoluzioni inferiori indicano prestazioni insufficienti. Spesso un buon scanner è in grado di raggiungere definizione interpolata fino a 9600x9600 Dpi, ma questo sta solo a indicare che nella realtà vengono ricavati dei pixel in più, calcolando una media tra i colori di pixel adiacenti. Questo, pur aumentando di fatto il numero di pixel, anche in modo estremo, non contribuisce alla migliore definizione effettiva dell'immagine e lo si può verificare effettuando un ingrandimento spinto di un particolare dell'immagine ottenuta con la tecnica dell'interpolazione.






Interpolazione delle immagini:

L'immagine a sinistra è caratterizzata da pochi Dpi, quella a destra è stata interpolata per ottenere un numero di pixel per pollice superiore. Si noti che pur non essendo visibili quadratini di colore pieni, l'immagine non ha acquistato in termini di nitidezza.


Un fattore altrettanto importante da non sottovalutare, è la velocità di scansione e di trasferimento dell'immagine al PC.

Scanner economici, che sono in grado di lavorare anche a definizioni decenti, spesso effettuano una scansione di un'immagine A4, ovvero a tutta lastra, con risoluzione impostata a 300 Dpi, con tempi veramente lunghi e questo, se si ritiene di utilizzare lo scanner per ricavare lunghe serie di immagini, può comportare un dispendio di tempo notevole.

D'altra parte, oltre alla economicità di questo tipo di scanner, una delle caratteristiche che li fanno preferire rispetto ad altri, è la compattezza. Spesso sono limitati nelle dimensioni e perciò facilmente trasportabili e utilizzabili anche in combinazione a computer portatili.

Un'altra caratteristica importante da valutare opportunamente negli scanner piani è il tipo di interfaccia richiesto, o utilizzato, per il collegamento al PC. Questi si dividono in due categorie: con trasferimento dati mediante porta SCSI oppure mediante porta parallela/USB.

Lo scanner SCSI è più veloce nel trasferimento dei dati verso il PC, ma è sicuramente più ingombrante di uno scanner compatto, inoltre richiede una scheda dedicata all'interno del PC e quindi un apposito programma di gestione della scheda e un cavo di collegamento dedicato.

I dispositivi SCSI possono essere collegati in cascata, ovvero uniti in serie e identificati da un numero progressivo. L'ultima periferica collegata in serie necessita di un ulteriore dispositivo detto “terminatore” che di solito è presente all'interno della confezione dello scanner SCSI, ma di cui è bene accertarsi della presenza.

I vantaggi degli scanner SCSI, oltre ad una maggiore velocità di trasferimento dell'informazione digitale, comprendono la possibilità di lasciare libera la porta parallela del PC che può essere utilizzata per un'altra periferica, ad esempio una stampante o un cavo di comunicazione con un altro PC per il trasferimento di dati. Gli svantaggi comprendono un costo superiore, al quale deve essere aggiunto quello dell'acquisto della scheda di gestione da inserire nel PC e il lavoro d'inserimento di questa nell'apposito slot. Operazione non difficile, ma che richiede una certa cautela e un minimo d'esperienza in questo campo.

In commercio esistono anche degli scanner molto più piccoli, che funzionano con l'inserimento di un documento cartaceo che viene fatto scorrere tra due rulli per l'acquisizione. Alcuni modelli possono scorrere automaticamente lungo immagini poggiate su un semplice tavolo. Pur essendo valide alternative, i modelli piani sono certamente più versatili e completi.

In tempi passati esistevano anche scanner manuali della larghezza di acquisizione pari a circa 10 cm., oggi praticamente introvabili. Il problema che presentavano questi tipi di scanner era la giunzione tra le scansioni per digitalizzare un'immagine più grande della fascia scansibile.





Scanner piano tradizionale




Scanner piano serie “slim”


Scanner per film e diapositive


Per poter acquisire un'immagine con tutti i colori distinguibili dall'occhio umano è necessario acquistare uno scanner con profondità di colore pari ad almeno 24 bit, profondità ulteriori possono risultare superflue.

Riassumendo, relativamente all'acquisto di uno scanner è necessario valutare le seguenti caratteristiche:



Gli scanner per diapositive e negativo


Oltre agli scanner piani o a scorrimento, e naturalmente anche oltre a quelli più vecchi, i quali funzionavano a trascinamento manuale, esistono in commercio degli scanner dedicati alla ripresa digitale di negativi e diapositive. Attualmente esistono anche molti scanner piani che sono in grado di effettuare lo stesso servizio, e per farlo sono dotati di un coperchio retroilluminato. Il funzionamento è intuitivo: mentre nel caso di originali opachi, la luce catturata dallo scanner è quella della lampada che scorre sotto ad esso che viene riflessa dall'originale e successivamente catturata dai sensori, nel caso del coperchio illuminato la luce è fissa e i sensori catturano quella che riesce ad attraversare l'originale semitrasparente.

Altri tipi di scanner sono provvisti di uno speciale prisma a specchi in grado di riflettere la luce della lampada mobile attraverso l'originale. Altri sono dotati di un supporto illuminato da appoggiare sul piano dello scanner interponendo tra essi la diapositiva o il negativo.

Queste soluzioni, pur essendo versatili hanno certamente alcuni difetti. In particolare, quello più evidente è la risoluzione finale che non può essere paragonata ad uno scanner dedicato all'uso con diapositive o negativi.

Gli scanner dedicati costano molto di più di quelli tradizionali piani, anche se dotati di dispositivi accessori per la scansione di dia o di negativi, ma la configurazione meccanica e ottica di questi è necessariamente più delicata e precisa rispetto ad uno scanner piano di formato A4. Ne consegue che la qualità delle immagini ottenuta consente anche la stampa su formati anche relativamente grandi, cosa non possibile con scanner piani.

Per concludere si può generalmente affermare che l'uso di scanner dedicati per film e diapositive può essere utile allorquando la necessità di scansioni sia notevole, e soprattutto quando il risultato della scansione termini con una stampa. Diversamente la spesa non risulta giustificata e probabilmente può essere sufficiente uno scanner piano dotato di opportuni accessori.

Va presa anche in considerazione l'opportunità di acquistare una fotocamera digitale con il dispositivo di lettura per diapositive e negativi. I risultati che si ottengono con tale dispositivo sono paragonabili alle immagini della fotocamera stessa, e quindi di norma stampabili con la stessa risoluzione.


La scansione degli originali: tratto – OCR – colore


Quando accediamo per la prima volta ad un programma di gestione di uno scanner, ci accorgiamo che esistono diverse possibilità di effettuare una scansione a seconda del tipo di immagine che ci interessa riprendere.

Lo scanner non è utilizzato unicamente per immagini di tipo fotografico, ma possiede le caratteristiche necessarie per essere utilizzato anche come interprete. Se noi sottoponiamo alla scansione un foglio di giornale, con tanto di testo scritto e immagini, con appropriati programmi possiamo essere in grado di elaborare l'immagine scandita per ottenere testo trattabile con i più comuni word processor, immagini da trattare con gli appositi programmi di gestione di fotografia digitale ovvero disegni al tratto. Ogni scanner è predisposto al funzionamento per ognuno di questi tipi di scansione, e il programma dedicato permette di scegliere la forma più opportuna per gestire ciascuna di queste opportunità. Relativamente all'acquisizione di immagini, sarà sufficiente impostare la definizione richiesta e indicare al programma che si tratta di un'immagine da rilevare con milioni di colori, infine il formato con il quale salvare il file previa verifica, con la funzione anteprima, della giusta quantità di luce, contrasto e livelli dell'immagine da scansire. Generalmente l'immagine ottenuta sarà simile o uguale alla visualizzazione proposta dall'anteprima. In alcuni casi è possibile impostare lo scanner anche con la funzione di deretinatura delle immagini presenti sui periodici. La retinatura è una caratteristica di stampa che semplifica e rende possibile la resa fotografica su carta, ma che in fase di scansione può creare qualche complicazione al risultato finale. L'immagine scandita senza la funzione di deretinatura, conterrà ancora questo elemento, e l'ingrandimento metterà in evidenza questo effetto. Scegliere la funzione di deretinatura può tornare particolarmente utile per ottenere un'immagine più corretta allorquando dovremo stamparla su carta o visualizzarla a video con dimensioni maggiori dell'originale.






Funzione di deretinatura di un'immagine

Alcuni programmi per scanner consentono di intervenire sull'immagine scansita riuscendo a eliminare l'effetto di retinatura introdotto dalle necessità di stampa.

A sinistra un'immagine da stampa ingrandita, a destra la stessa immagine scansita con effetto di deretinatura


Le immagini al tratto, come quelle che si possono ottenere utilizzando dei pennelli e della china nera, sono composte da segni con contrasto assoluto, quindi da nero e da bianco con l'assenza di sfumature. Se impostiamo lo scanner, o meglio il suo programma di gestione, in modo tale da ottenere un'immagine al tratto, il programma eliminerà tutte le eventuali sfumature presenti, evidenziando l'immagine a contrasto totale. Per ottenere i migliori risultati è possibile intervenire manualmente sul valore “soglia” sempre impostabile nel programma di gestione, che ci permetterà di scegliere la densità minima del grigio che dovrà essere convertito in nero.

Nel caso del OCR, ovvero del riconoscimento dei caratteri stampati vi sono due fasi da percorrere. La prima è quella della scansione dell'immagine eliminando i mezzi toni (al tratto) e selezionando unicamente la parte testuale escludendo eventuali immagini presenti, quali fotografie o disegni, e avendo particolare cura di selezionare le varie aree da riconoscere quando sono divise in colonne o altro, quindi passare il risultato ad un successivo programma che sia in grado di riconoscere i caratteri e le parole e soprattutto di convertire il testo così ottenuto, in un formato compatibile con il word processor di cui disponiamo.

Alcuni programmi di autoriconoscimento, individuano automaticamente immagini, testo e colonne di stampa. Anche se questa funzione può apparire utile, è sempre consigliabile, per ottenere i migliori risultati, intervenire in modo manuale eliminando direttamente le aree non interessate dell'originale.

Il tipo di scansione da effettuare per il riconoscimento di testi è dunque quello al tratto, con il valore di soglia da scegliere per approssimazione successiva, verificando i risultati ottenuti.

Alcuni programmi di scansione offrono le impostazioni già memorizzate per questo tipo di lavoro e quindi basterà selezionare l'opzione OCR.






Effetto tratto

Le immagini possono essere scansitre a colori, con toni di grigio e al tratto. A sinistra un'immagine scansita normalmente, a destra la stessa immagine con scansione al tratto (eliminazione dei toni continui di grigio)



La calibrazione degli apparati per fotografia digitale


Quando si parla di fotografia digitale, si intende una serie di mezzi che comunicano tra di loro al fine di trasferire dalla realtà alla carta stampata o a video, delle immagini mediante la codificazione elettronica. Apparentemente, con i mezzi a disposizione della tecnica attuale, sembra tutto estremamente semplice. Vi è però uno scoglio che di solito sia i dilettanti che i professionisti sono costretti a superare al fine di ottenere i risultati migliori.

Il problema è fare in modo che tutti i dispositivi utilizzati interpretino allo stesso modo i dati di scambio.

In dettaglio il problema nasce dalla luce e dalle sue sfumature. Nella realtà di tutti i giorni le scene che quotidianamente viviamo sono illuminate da una certa quantità di luci con “temperature” diverse. La temperatura indica il colore dominante, con cui quella particolare luce illumina la scena che stiamo per riprendere. Per meglio capirci, il sole a mezzogiorno ha una tonalità, o dominante neutra, ai nostri occhi, il sole al tramonto ha una forte dominante rossastra, i tubi al neon possiedono generalmente dominante verde. Il nostro cervello tende a correggere le informazioni che ottiene ripristinando i colori ai quali siamo abituati. Invece se utilizziamo, per fotografare tradizionalmente, delle pellicole invertibili (diapositive), accade che le immagini, non essendo soggette a trattamenti di correzione come possono essere le stampe, registrano inevitabilmente le dominanti delle luci e ce le mostrano con effetti più o meno piacevoli. Nella fotografia tradizionale si utilizzano filtri colorati per correggere l'errore. Nella fotografia digitale, solitamente è sufficiente effettuare una taratura del bianco, per poter registrare le immagini con i colori corretti. Purtroppo però nel passaggio da uno scanner o da una fotocamera digitale al PC, e quindi al monitor infine alla stampante, avviene che i colori possano essere falsati, ovvero acquisire una dominante indesiderata.

Per eliminare questi inconvenienti i PC di casa Macintosh, maggiormente evoluti in questo senso, hanno inserito delle tecniche e dei dispositivi software che tendono a minimizzare le differenze, riuscendo a fornire un ottimo risultato già senza bisogno di calibraturen manuali. I PC IBM compatibili, invece, non hanno seguito questa filosofia, e necessitano quindi di operazioni di calibrazione particolari.

Alcuni programmi di scansione, utilizzati quindi con gli scanner, sono già dotati di scale di calibrazione al fine di fornire il risultato migliore. In questo caso si tratta semplicemente di verificare la corrispondenza tra il tipo di calibrazione impostata dal programma e lo scanner che si sta utilizzando. In altri casi è possibile tarare il monitor o la stampante, al fine di trovare la giusta corrispondenza tra la stampa e quanto visualizzato. In ogni caso è bene controllare approfonditamente quanto riportato nei libretti di istruzione dei dispositivi ovvero nei files di help, per trovare l'argomento “calibrazione dei colori” e seguire i consigli per trovare la giusta configurazione.

Alcune schede grafiche per monitor hanno nel pannello di configurazione un'impostazione dedicata per i colori. Alcune stampanti hanno qualcosa di analogo all'interno del programma di gestione, relativamente agli scanner abbiamo già visto che esistono delle tabelle di configurazione nel programma, mentre per le fotocamere, non essendo possibile agire sulla calibrazione in uscita, è sufficiente effettuare la calibrazione del bianco durante le riprese, sempre che queste siano in possesso di tale funzione.

Ad ogni buon conto, si ritiene che la fase più importante sia la calibrazione tra monitor e stampante. Non dimentichiamo però che le fasi di taratura tra questi due dispositivi devono essere effettuati con l'ausilio di stampe di qualità, effettuate su carta fotografica con l'impostazione della stampante al massimo delle sue possibilità e quindi senza utilizzo della funzione di risparmio d'inchiostro e alla massima definizione possibile.


Scelta della fotocamera digitale


Se decidiamo di iniziare a trattare le immagini in modo digitale, se siamo già in possesso di un computer, di uno scanner e di una stampante a colori, probabilmente il nostro primo cruccio è: “che fotocamera acquistare?”. L'acquisto di una fotocamera digitale deve sottostare ad alcune considerazioni che riguardano, oltre che la sfera economica, soprattutto il campo di applicazioni che pensiamo di realizzare nel campo dell'immagine digitale. Naturalmente dovremo fare i conti prima di tutto con il budget che siamo disposti a investire per l'acquisto, ma dobbiamo anche sapere con precisione quale destinazione avranno le nostre immagini. Infatti, se il nostro obiettivo è semplicemente accostarci alla fotografia in generale e avere qualche ricordo delle nostre vacanze, per la realizzazione di un semplice album fotografico da memorizzare su un disco rigido o su un CDROM, la scelta ricadrà probabilmente su un modello economico, in grado di stampare al massimo delle immagini del formato di 10x15 cm. con una risoluzione accettabile. In questo caso può essere sufficiente una fotocamera in grado di memorizzare immagini nel formato di almeno 640x480 pixel, con una memoria flash di almeno 4 o meglio 8 megabytes, dal costo estremamente contenuto. Questo tipo di acquisto, anche se economico, dovrà essere fatto oculatamente soprattutto considerando attentamente le altre caratteristiche dell'apparato. Controlliamo che sia presente almeno la taratura del bianco, per poter realizzare immagini con qualsiasi condizione di luce, senza dover rimediare manualmente al PC. In commercio esistono anche delle webcam con la possibilità di intervenire anche come fotocamere. La risoluzione è piuttosto bassa, ma per immagini senza troppe pretese può essere un acquisto da considerare.

Se le nostre esigenze sono più ampie, dovremo districarci tra una notevole varietà di fotocamere dal prezzo tra il contenuto e il professionale, fino a considerare la spesa di parecchi milioni di lire nel caso di fotocamere digitali di tipo reflex con obiettivi intercambiabili.

Una serie di dettagli da considerare nell'acquisto sono i seguenti:

Se avremo seguito queste considerazioni probabilmente avremo acquistato quello che più servirà alle nostre esigenze, almeno fino a quando queste non varieranno. Ad ogni buon conto va detto che la tecnologia in questo campo è estremamente in crescita e quindi ciò che acquisteremo oggi non sarà allo stesso livello fra un anno. Cerchiamo quindi di acquistare qualcosa che sia perfettamente in equilibrio con le nostre reali esigenze piuttosto che con la moda e otterremo il risultato che l'acquisto effettuato avrà una maggior vita utile.








Fotocamere digitali

Le fotocamere digitali si differenziano per capacità di risoluzione e altre caratteristiche. Le più evidenti riguardano la compattezza ovvero la versatilità e i tipi dei supporti di memorizzazione.

A sinistra una fotocamera digitale compatta, al centro una fotocamera dotata di masterizzatore che utilizza come memoria di massa un piccolo CD ROM, a destra un'analoga fotocamera maggiormente compatta.


Utilizzo e caratteristiche della fotocamera digitale


L'utilizzo di una fotocamera digitale può essere più o meno utile e/o consigliabile, a seconda degli obiettivi finali che l'utente desidera raggiungere. Sicuramente è una macchina molto versatile, spesso con caratteristiche più evolute rispetto a una fotocamera compatta tradizionale a fuoco fisso. Se non si ha necessità di effettuare ingrandimenti fotografici o se si desidera semplicemente archiviare e mostrare in Internet o a video, i propri lavori fotografici è certamente comoda e di relativamente semplice impiego. Rispetto a una fotocamera tradizionale si possono indicare alcuni pregi e difetti e quindi orientarsi nell'acquisto o nell'utilizzo della fotocamera digitale o tradizionale:



Collegamento al PC della fotocamera digitale


Naturalmente, una volta effettuate le riprese con una fotocamera digitale, giunge immediata la necessità di collegare la stessa ad un PC per scaricare la scheda di memoria. Esistono due diversi sistemi per poterlo fare: il primo e il più comune, passa attraverso la connessione via cavo, il secondo attraverso un lettore PCMCIA o di flash card.

Nel primo caso, la connessione via cavo può essere seriale oppure USB. Va necessariamente detto che la connessione USB è certamente più vantaggiosa: è possibile collegare la fotocamera anche a PC acceso, contrariamente al cavo seriale e il trasferimento dei dati avviene con maggiore velocità.

Il lato negativo può essere che non tutti i computer, in particolar modo quelli datati, possiedono una connessione USB.

Effettuata la connessione e avviato il programma dedicato, sarà quindi possibile scaricare le immagini all'interno del nostro PC, avendo cura di effettuare in tempi brevi anche un salvataggio su un ulteriore formato (CD ROM, Iomega ZIP, ecc.) al fine di evitare di perdere le nostre preziose immagini in caso di guasti del PC ovvero del disco rigido da tenere sempre in seria considerazione.

E' possibile anche collegare la schedina Flash ad un supporto che ne consente la lettura anche ai PC dotati di interfaccia PCMCIA. In questo caso, il trasferimento dei dati avviene con notevole velocità e soprattutto può tornare utile nel caso di utilizzo con PC portatili.

L'utilizzo della PCMCIA evita di portarsi appresso il cavo e per il trasferimento non è neppure necessaria la fotocamera. Può essere particolarmente utile quando si possiedono almeno due flash cards delle quali una scarica da utilizzarsi sulla fotocamera per le riprese e una già utilizzata da scaricare sul PC.

Va altresì detto che esiste la possibilità di connettere fotocamera o flash card direttamente alla stampante per poter stampare le immagini. Questo naturalmente esclude ogni possibilità di utilizzo di programmi di fotoritocco per migliorare le stesse, ma anche di comprendere se un'immagine valga la spesa di un foglio di carta oppure sia meglio cancellarla. Non dimentichiamo infatti che anche se è possibile verificare il risultato delle riprese sul dorso della fotocamera, il piccolo monitor disponibile, non permette una visione completa e sufficientemente grande dell'immagine nascondendo errori di messa a fuoco, profondità di campo ecc.

Si consiglia pertanto, prima di procedere alla stampa di effettuare un'accurata verifica del materiale su un monitor di dimensioni opportune.


La memorizzazione delle immagini


Tutte le fotocamere digitali consentono di memorizzare le immagini in formato integrale o compresso su un dispositivo di memorizzazione che in qualche caso è comune, in altri è dedicato al tipo di fotocamera. I primi modelli consentivano in alcuni casi di memorizzare le immagini su un floppy disk. Chiaramente, con l'aumento della quantità di pixel contenuta nel pannello di celle di cattura, il floppy disk, della capacità di 1.44 Mb. diventò ben presto improponibile. Le fotocamere medie, attualmente possiedono una quantità di pixel sensibili di 3.34 Megapixel. Quindi, per memorizzare in formato integrale (non compresso) un'immagine abbisognano di almeno 16 Mb. L'avvento di diversi dispositivi di memorizzazione quali le schede di memoria Flash, ha risolto il problema. Le schede di memoria di tipo Flash sono attualmente quelle più diffuse e utilizzate. Ciò non toglie che esistano sul mercato altri dispositivi altrettanto validi, ma che non dispongono di altrettanti accessori come le schede flash. Per queste ultime sono infatti disponibili anche appositi lettori da utilizzarsi unitamente al dispositivo PCMCI presente nella maggior parte dei computer portatili. Il calo dei prezzi delle memorie ha interessato anche le schede flash. Sul mercato è spesso possibile trovare a ottimi prezzi anche schede non originali che funzionano ugualmente bene sui nostri apparati, prima dell'acquisto è però consigliabile verificarne il corretto funzionamento in quanto possono esistere dei formati non compatibili.






Schede di memoria

A sinistra le diffusissime Compact Flash, a destra una scheda Smart Media.

Nonostante esistano anche altri supporti di memorizzazione, questi sono i più diffusi, in attesa del disco rigido dello stesso formato e pienamente compatibile con una memoria compact flash, ma dallla capacità e costo notevolmente superiore


La tecnologia attuale di memorizzazione comprende altri due tipi di dispositivi sicuramente validi: la memorizzazione su disco fisso portatile e il disco rigido integrato nella fotocamera. Il primo è un dispositivo già in commercio, ma il costo è piuttosto elevato. Si può consigliarne l'acquisto a chi ritiene di aver bisogno di una capacità di memorizzazione veramente elevata e necessità di scaricare la fotocamera lontano da PC o da masterizzatori. L'ipotesi più probabile è una serie di immagini realizzate durante un reportage o in vacanza. Diversamente è più consigliabile acquistare una o più schede di memoria da riempire e scaricare alla prima occasione. In presenza di PC di amici o conoscenti, o altrimenti disponibili, risulta certamente più conveniente riempire dei CD ROM, anche se bisogna considerare il tempo necessario ad ogni operazione di questo tipo.

Va altresì considerata l'opportunità di memorizzare le immagini in formato compresso, tenendo presente che il principale effetto che si ottiene è la perdita di sfumature con compressioni deboli e di colori e definizione con compressioni notevoli. Il secondo tipo di memorizzazione, costituito dal disco rigido integrato con la fotocamera digitale, è attualmente in fase di perfezionamento e sta già per entrare sul mercato. Si tratta di dischi rigidi di elevata capacità e delle dimensioni paragonabili a una monetina da duecento lire. Il sistema è sicuramente molto interessante, i prezzi però sono ancora elevati. Naturalmente questa soluzione può risolvere definitivamente i problemi di conservazione delle immagini e della quantità memorizzabile. Bisogna considerare però che i tempi di trasferimento dal disco rigido della fotocamera a qualsiasi altro dispositivo, saranno notevolmente lunghi a causa dell'enorme quantità di dati da trasferire. A questo problema probabilmente sopperiranno i prossimi dispositivi di collegamento delle periferiche come la USB 2 o altri dispositivi in fase di studio, va però considerata l'ulteriore spesa necessaria per adeguare le nostre macchine. Praticamente una storia infinita...



Le impostazioni della fotocamera digitale


Le possibilità della fotografia digitale sono certamente enormi, le impostazioni della fotocamera digitale sono alcune e possono essere gestite in modo diverso diversificando anche il risultato finale. E' possibile utilizzare caratteristiche diverse a seconda delle nostre esigenze immediate, cosa che la fotografia tradizionale non consente.

La prima grande possibilità della fotografia digitale è quella della taratura del bianco. Spesso sottovalutata o lasciata alle decisioni della macchina, la taratura del bianco è una cosa essenziale per permettere di restituire all'originale le stesse sfumature di colore che i nostri occhi percepiscono. Il nostro occhio è tarato per percepire naturali tute le sfumature di colore che sono irradiate da una luce analoga a quella solare. Vale a dire che la luce incidente (quella che colpisce il soggetto) deve avere una temperatura di 5500 gradi Kelvin (La scala Kelvin parte dallo zero assoluto cioè -273°), la stessa temperatura che esiste sulla superficie del sole. Le lampade che illuminano le varie scene che noi riprendiamo in condizioni diverse dalla luce solare piena, possiedono varianti della temperatura di colore che possono comportare dominanti (ovvero colorazioni diffuse) tendenti al verde, nel caso di lampade al neon o simili, all'arancione nel caso di lampade a incandescenza ecc. Queste dominanti non sono immediatamente percepite dall'occhio in quanto il cervello umano elabora le immagini percepite restituendo alle stesse la colorazione originale, ingannando così in qualche modo la realtà a nostro servizio. Tutte le fotocamere, digitali e non, “vedono” però i colori riferiti alla temperatura standard di 5500 Kelvin. Senza nessun intervento perciò le riprese risulteranno invariabilmente colorate da dominanti diverse a seconda della temperatura della luce presente. In quasi tutte le macchine fotografiche digitali, salvo quelle economiche, esiste la possibilità di effettuare la taratura del bianco, riprendendo un qualsiasi campo grigio o uno sfondo sufficientemente bianco. Questo farà in modo che tutte le immagini realizzate con la nuova taratura siano coerenti ai colori normali. Importante sarà rieffettuare la taratura o restituire le impostazioni originali alla fotocamera cambiando le condizioni di luce.

In molte fotocamere digitali esistono dei programmi, anche molto complessi, che permettono di affrontare diverse condizioni di ripresa agendo sui parametri della ripresa per compensare eventuali condizioni estreme che diversamente causerebbero un risultato errato (controluce, soggetto con sfondo nero, ripresa di paesaggio, ripresa di oggetti in movimento, ritratto ecc.) nei casi più semplici i programmi comprendono solamente la priorità di soggetti in movimento (foto sportive) utilizzando perciò diaframmi più aperti e tempi più brevi o immagini di paesaggio o ritratto, che prediligono diaframmi più chiusi e quindi tempi necessariamente più lunghi. In alcuni semplici modelli la ripresa è interamente automatizzata, in altri, oltre ai programmi memorizzati, esiste la possibilità di effettuare riprese in semiautomatico, a priorità di diaframmi o in manuale (custom). La scelta della modalità manuale, pur comportando un totale controllo della ripresa può non essere la scelta migliore nel caso si effettui immagini con necessità di rapidità. Però questa modalità permette di comprendere, attraverso gli inevitabili errori di ripresa, le effettive funzionalità della macchina e soprattutto donandoci l'esperienza necessaria a ottenere effetti particolari diversamente non ottenibili soprattutto quando la conduzione è affidata completamente al computer di bordo.

Alcune macchine permettono di utilizzare diaframmi diversi scegliendo automaticamente i tempi di ripresa, permettendoci di conoscere quali saranno questi tempi (1/60, 1/125 di secondo ecc.) lasciandoci decidere se i valori calcolati sono quelli più adatti alle nostre necessità.

Un altro parametro importante è la scelta del punto di calcolo della messa a fuoco. Molte fotocamere evolute comprendono la possibilità di verificare autonomamente la messa a fuoco mediante una speciale matrice, a volte indicano sul monitor quale sarà il punto scelto per la messa a fuoco. In qualche caso è possibile intervenire manualmente sul punto scelto per la messa a fuoco. Nel caso del ritratto per esempio è utile “focheggiare” sugli occhi. Nel caso del paesaggio semplicemente sull'infinito.



Messa a fuoco

I libretti delle istruzioni delle fotocamere digitali prevedono spesso modalità particolari per la messa a fuoco. E' importante consultare attentamente questo paragrafo.


Particolare attenzione perciò, date le notevoli variabili rispetto alle fotocamere digitali presenti in commercio va posta sulla lettura e perfetta comprensione del libretto di istruzioni, impostando la macchina con le funzioni più adeguate alle nostre esigenze specifiche ed evitando di utilizzare la macchina senza aver compreso le sue funzionalità almeno più importanti. Ulteriori approfondimenti potranno essere oggetto di studio successivamente ad una prima verifica dei risultati e serviranno a farci comprendere i motivi di eventuali errori o apparenti disfunzioni dell'apparecchio.


Cenni di composizione dell'immagine


Trattando di composizione dell'immagine, in prima istanza bisogna comprendere perché è utile impostare un'immagine in un modo anziché in un altro. Comporre un'immagine in modo migliore significa permettere a chi guarderà il risultato, di comprendere meglio il nostro pensiero e le nostre sensazioni, in breve riuscire a riprodurre in chi guarda le emozioni che ci hanno spinto a scattare l'immagine. Riuscire a fare questo nel miglior modo significa soprattutto proporre l'immagine in modo che sia comprensibile, semplice da seguire nella sua logica, in una parola immediata. Naturalmente non sempre è facile ottenere lo stesso risultato con ogni utente, ci si scontra soprattutto con la cultura e quindi con le conoscenze di chi guarda le immagini, ma anche con i suoi gusti personali e pertanto le foto possono risultare più o meno interessanti, più o meno belle. La bellezza è un fatto spesso soggettivo, quindi, prima di tutto dobbiamo sforzarci di ottenere delle immagini corrette, che diano modo di essere sì interpretate, ma prima di tutto lette e comprese. In fotografia si parla di linguaggio fotografico riferendoci al modo in cui il fotografo propone il suo lavoro, al modo in cui questi interpreta la realtà a volte rendendola fredda, a volte rendendola surreale, a volte semplicemente umana, diretta o caratterizzata da elementi apparentemente nascosti, che sottintendono a significati altri. Indipendentemente dal soggetto è quindi possibile effettuare riprese da diversi punti di vista, utilizzando differenti tipi di luce (naturale, artificiale, del flash o altro) oppure integrando il soggetto con riflessi, evidenziando o nascondendo ombre, integrando nell'immagine il passaggio di persone. In ogni situazione vi è comunque una ricerca, e spesso uno stile che contraddistingue il modo di fotografare e quindi il linguaggio del professionista o dell'artista in alcuni casi. Vi può essere il caso della fotografia documentaristica, in cui il soggetto è visto da un punto di vista squisitamente funzionale, e quindi la luce è scelta per mettere in evidenza tutte i vari aspetti del soggetto, in altri casi la funzione non è determinante, e la composizione del soggetto e la luce diventano complici tesi a migliorare l'effetto grafico. Anche nel campo fotografico vi è sufficiente spazio per la fantasia di chi guarda le nostre opere. Sta in noi evidenziare o meno questo importante lato della comunicazione per esporre il nostro concetto della fotografia.

Ritornando alla composizione dell'immagine si possono fare alcuni esempi e indicare una strada da seguire come regola generale lasciando però al fotografo la possibilità spesso necessaria di infrangere le regole e di inventarne di nuove, personali, che allorquando specificatamente studiate e ottimizzate divengono le personali parole del linguaggio del fotografo e quindi il suo stile.

In primo luogo risulterà necessario concentrare la nostra attenzione sul soggetto, cercando di eliminare dall'inquadratura tutte le altre cose, siano persone o oggetti, che possano in qualche modo distrarre l'attenzione di chi guarderà la nostra immagine.

Per poter comunicare qualcosa di utile, l'immagine deve essere una voce sola, e non un coro stonato di voci ove ognuna propone un argomento diverso. Per esempio nel caso di un ritratto, in linea generale, è bene soffermarsi sul soggetto con un'inquadratura stretta, che escluda ogni altra persona od oggetto. Se desideriamo riprendere un particolare sguardo, limitiamoci alla ripresa del volto o al massimo del busto, mai dell'insieme della persona.






Il ritratto

Il ritratto è un tipo di fotografia che va ampiamente curato in fase di ripresa. A sinistra un ritratto ambientato (attenzione a non tagliare i piedi), a destra un ritratto stretto. In qualche occasione è lecito tagliare un po' la capigliatura per meglio inquadrare il volto.


Nel caso del paesaggio cerchiamo di isolare dall'insieme ogni particolare che ci interessi, studiando l'inquadratura sul singolo particolare, quindi scattando più immagini se ci sono diversi dettagli interessanti, non cerchiamo mai di inserire tutti i punti interessanti di un paesaggio in una sola immagine.



La foto di paesaggio

L'immagine a lato ha diverse linee di riferimento: la linea tra il lago e l'erba, quella tra il prato e gli alberi, quella tra gli alberi e il cielo.

Le più importanti in questa foto sono quella tra il lago scuro e il prato verde chiaro, posta circa a un terzo dell'altezza dell'immagine e quella tra gli alberi e il cielo, posta in prossimità del bordo superiore.


Cerchiamo, nel paesaggio, di evitare le immagini divise da un orizzonte posto al centro del rettangolo, ma enfatizziamo la profondità spostandolo verso l'alto, oppure lo spazio spostandolo verso il basso.






L'importanza dell'orizzonte

Nella foto di paesaggio la posizione dell'orizzonte può dare la sensazione di profondità oppure di estensione, di altezza.
Un orizzonte molto alto darà enfasi alla distanza, un orizzonte molto basso, ma con un cielo significativo (con un bel contrasto di nubi) può ingenerare la sensazione dello spazio.


Evitiamo anche di “centrare il bersaglio”. Realizzare un'immagine non vuol dire semplicemente porre al centro della fotografia la persona o il sole del tramonto. In questo modo si coglierà solamente l'equilibrio precario dell'immagine dando un senso di insicurezza. Diversamente spostando la persona di lato e completando l'immagine con un buono sfondo, sarà possibile rendere l'ambientazione senza tralasciare l'importanza della persona ritratta.




La posizione del soggetto

Sia nel ritratto che nel paesaggio, la posizione del soggetto è molto importante per poter realizzare una fotografia d'effetto e molto comunicativa. Posizionare il soggetto nell'ambiente evitando di centrarlo come se si stesse mirando verso di lui da un mirino di fucile. Il mirino della macchina fotografica serve per individuare il centro dell'immagine, ma che quasi mai coincide con il centro di interesse di un'immagine.



Nel caso di un paesaggio, un albero non va ricondotto al centro, ma spostato leggermente di lato per mostrare magari anche un tratto di strada, o la campagna in cui è immerso.

Esiste un metodo diffuso in fotografia in cui si parla della “regola dei terzi” il soggetto dovrà, secondo questa regola, occupare uno degli incroci di un reticolo immaginario che divide l'immagine finale in sei quadrati: tre in alto e tre in basso.




La regola dei terzi

Analizzando la foto a lato ci si accorge che tutti i punti di interesse dell'immagine non sono al centro, anzi, ognuno sembra occupare un punto preciso all'interno di un reticolo che è stato volutamente evidenziato. Il reticolo è costituito da figure rettangolari di lato pari a un terzo dell'immagine.



Esercitandoci a comporre in questo modo potremo comprendere meglio l'importanza della composizione dell'immagine e la sua forza. Un esercizio semplice che può far meglio comprendere la composizione prevede l'uso di una fotografia qualsiasi e di un cartoncino. Provando a mascherare l'immagine, tagliando progressivamente uno qualsiasi dei lati, si potrà verificare l'effetto di un taglio diverso che potrà essere riproposto in sede di una successiva ripresa, per esempio abbassando il cielo o riducendo la parte del primo piano.








Taglio dell'immagine

Eliminare fisicamente in stampa o mediante un elaboratore d'immagini delle informazioni inutili può essere utile a evidenziare la parte interessante dell'immagine otenendo nel complesso un risultato migliore


A proposito del primo piano, è bene ricordare di evitare di avere in primo piano oggetti sfuocati. Questo comporta una cattiva sensazione da parte di chi guarda, viceversa, uno sfondo sfuocato, può comportare l'ottimo risultato di mettere in evidenza il soggetto.

Anche l'altezza di ripresa è particolarmente importante, nel caso di ritratti, è bene porre l'obiettivo alla stessa altezza degli occhi (attenzione ai bambini). Nelle foto d'interni, relative all'arredo è bene porre la fotocamera a circa 1,20 metri da terra, per meglio comprendere la dinamica della stanza. Nel paesaggio o in città un'inquadratura effettuata da un punto di vista più alto dell'usuale, cioè dall'alto di una scalinata per esempio, può restituire un'immagine interessante e insolita. Analogamente un'immagine ripresa dal basso, a livello del pavimento, può offrire la sensazione di un'altezza notevole. Utilizzando la fotocamera digitale, spesso l'uso del dorso monitor diviene particolarmente utile per comprendere meglio l'inquadratura.





Taglio dell'immagine

Altri esempi di taglio dell'immagine. A sinistra un'immagine un po' troppo spaziata. Un modesto taglio dell'immagine configura una migliore e più efficace soluzione con informazioni completamente diverse. La scelta stretta dell'inquadratura evidenzia infatti le formazioni di ghiaccio sulla fontana.


L'occhio umano è abituato a non avere limiti dettagliati, limiti che invece sono introdotti necessariamente dalla fotografia. Guardando attraverso il mirino la percezione di questi limiti è relativa, mentre osservando il dorso monitor la percezione del risultato finale è più immediata. Naturalmente la possibilità offerta dal computer di elaborare le immagini ritagliandole e modificandole a nostro piacimento, oltre a introdurre le manipolazioni tipiche possibili in camera oscura e numerosissime altre, rende la fotografia digitale un mezzo estremamente potente e flessibile. Sta nella nostra esperienza e capacità l'ottenere gli effetti più gradevoli, ricordando di non esagerare per non perdere la caratteristica fondamentale della fotografia, cioè quella di riprendere la realtà in ogni sua forma, pur permettendoci di distorcerla debolmente per poter evidenziare qualche suo lato particolarmente interessante tale da essere ricordato o mostrato al pubblico.


La scelta del monitor


Uno dei principali accessori, indispensabili alla fotografia digitale è senza dubbio il monitor. Il problema che nasce all'acquisto è quale monitor scegliere e quali caratteristiche preferire per l'uso che si intende fare dello stesso.

Parlando di fotografia digitale, nella scelta del monitor è indispensabile sapere in anticipo quale sia il grado di approfondimento del nostro utilizzo in questo campo. I monitor infatti si distinguono in varie categorie per dimensioni, risoluzione e funzionamento. Tali caratteristiche influiscono notevolmente sul loro prezzo. Fino a non molto tempo fa, l'utilizzo del monito associato a computer era limitato a monitor monocromatici e questo escludeva chiaramente un utilizzo per fotografia digitale in toto. La diffusione dei monitor a colori e soprattutto il loro calo di prezzo associato all'aumento delle prestazioni, ha consentito un uso del PC sempre più approfondito relegando ormai i monitor monocromatici alla storia del PC, anche se tutto sommato il tempo trascorso non è poi così enorme come i media vogliono farci credere. Anche in questo settore, anche se in modo più lento, la tecnologia compie passi rapidissimi e le differenze si possono notare soprattutto nella versatilità, nell'ampiezza dei monitor, che diventano ogni giorno più grandi per consentirci una migliore visione e, da poco, nell'avvento dei tipi ultrapiatti con tecnologia LCD.

Un monitor tradizionale detto CRT funziona con l'ausilio di un tubo catodico in modo estremamente simile ad un normale televisore. La differenza sostanziale da questo però sta nel trattamento digitale del segnale, nella maggiore risoluzione e nella frequenza di refresh dell'immagine.

Analizziamo opportunamente ognuna di queste caratteristiche:

La caratteristica dei monitor per PC può rivelarsi un ottimo spunto per l'ottenimento di diapositive tradizionali: utilizzando un monitor di almeno 17 pollici (misurati sulla diagonale) e una risoluzione di almeno 1024x768 pixel, è possibile ottenere delle ottime diapositive semplicemente rifotografando il monitor senza accorgimenti particolari salvo quello di utilizzare un diaframma di almeno f=5.6 o 8 e un tempo di esposizione superiore a 1/60 di secondo. I colori brillanti offerti dal monitor e la risoluzione sufficiente, garantiscono di solito un ottimo risultato, valido anche per correzioni di immagini con programmi di fotoritocco, o per la realizzazione di titolature e altro per proiezioni.






I monitor

A sinistra un monitor tradizionale detto CRT (Catode Ray Tube) perché sfrutta il tubo catodico o a emissione di elettroni, a destra un monitor LCD di conformazione estremamente sottile, composto da celle che cambiano colore grazie alle proprietà dei cristalli liquidi.



I monitor LCD


Ritornando alle caratteristiche del monitor va detto che recentemente si sono resi disponibili, a prezzi accettabili, anche i monitor del tipo LCD. I vantaggi di questo tipo di monitor sono l'estrema compattezza e la mancanza assoluta di radiazioni. La tecnologia con cui sono stati costruiti questi tipi di monitor, che probabilmente in futuro soppianteranno quelli con tecnologia CRT, si basa sull'utilizzo dei cristalli liquidi. Funzionano utilizzando celle speciali che cambiano colore in funzione del passaggio di energia elettrica. Per ora gli svantaggi sono il prezzo e la qualità dell'immagine che ancora non riesce a raggiungere quella dei monitor tradizionali a CRT.

Un ultima considerazione va fatta relativamente alla grandezza del monitor da acquistare.

Un buon monitor per un uso domestico o amatoriale in fotografia digitale, non dovrebbe essere più piccolo di 17 pollici, pena il decadimento della visualizzazione e l'affaticamento della vista allorquando si debba intervenire sui particolari, ovvero la mancanza di un ambito di visualizzazione abbastanza ampio durante gli ingrandimenti dell'immagine.

La risoluzione non dovrebbe essere inferiore a 1024x768, sempre per gli stessi motivi di cui sopra.


La scelta della scheda grafica per il PC


Una delle parti importanti per un computer è senz'altro la scheda grafica. Analizzando in profondità questo dispositivo si può innanzitutto iniziare a descriverlo indicandone le funzioni. La scheda grafica permette al processore principale del PC di visualizzare sul monitor testo e immagini per permettere all'utente di interagire con il PC.

Solo da questa premessa si può comprendere quanto sia delicato questo dispositivo e quanto sia importante valutarne attentamente tipologia e caratteristiche per un acquisto corretto.

Bisogna soprattutto dire che al giorno d'oggi, praticamente tutte le schede grafiche di ultima generazione sono ottime e perfettamente adatte alla fotografia digitale.

Molte schede grafiche sono progettate con particolare attenzione ai videogiochi o alla visualizzazione di DVD, i quali hanno necessità di modificare le immagini con una velocità tale che diventa indispensabile lasciare questo compito esclusivamente alla scheda permettendo di non sovraccaricare il processore principale. Per poter facilmente risolvere questo tipo di problemi i costruttori hanno addirittura pensato di alloggiare all'interno del circuito elettronico della scheda video un secondo processore simile, se non uguale, a quello presente sulla piastra madre del PC. Nel caso della fotografia digitale questo tipo di necessità è totalmente superfluo, ma altri tipi di caratteristiche vanno ricercate tra le prestazioni delle schede.

Non molti anni fa, le schede grafiche possedevano una memoria, utile soprattutto per la gestione delle immagini, di 1, 2 o 4 megabyte. Attualmente quando si acquista una scheda grafica si parla di 16, 32 e oltre megabyte di memoria disponibile.

Va da sé che sotto questo punto di vista le cose sono già sufficienti se non eccessive.

Anche la presenza di acceleratori grafici sono riservati all'uso con videogiochi. Invece, la possibilità di calibrare i colori fondamentali del monitor singolarmente, al fine di rendere compatibile la stampa con l'immagine a video è una funzione non solo utile, ma addirittura indispensabile allorquando si ricerca una certa qualità delle stampe su carta.


La calibrazione del monitor


La possibilità di verificare la corrispondenza dei colori con una stampa di prova diventa uno strumento estremamente utile che per gli elaboratori di casa Macintosh, si trova già integrato nel sistema, mentre per i PC IBM compatibili, è una funzione da effettuarsi a cura dell'utente.

Non tutte le schede grafiche hanno questa funzione ed essendo questa una opzione non molto richiesta, è bene verificarne la presenza presso un amico che possiede già il modello di scheda che desideriamo acquistare, ovvero consultando i siti internet dei produttori, o meglio ancora verificando la presenza sul campo presso il rivenditore.

Per verificare l'esistenza di questo dispositivo, cliccare con il tasto destro del mouse su un punto libero del monitor ed entrare nel menù delle proprietà.

A questo punto, navigando un po' tra i menù e le caratteristiche della scheda grafica, si dovrebbe trovare la possibilità di agire singolarmente sui colori blu, verde e rosso del monitor. Confrontando una stampa con sufficienti tonalità, ottenuta con la nostra stampante, sarà possibile, non senza una buona dose di pazienza, fare in modo che quanto stampato si avvicini il più possibile in termini di colore a quello visualizzato.

Nel caso si decidesse di acquistare un PC di vecchia generazione, con una dotazione minima, ci si accerti che la scheda video sia dotata di una buona dose di memoria video. A tale proposito si può dire che 2 megabyte sono davvero pochi e che 4 sono appena sufficienti per poter visualizzare immagini con modalità e tempi non eccessivi.

Una caratteristica che alcune schede video offrono è quella di poter allacciare alle stesse un televisore casalingo, di supporto al PC. Anche se può essere allettante, si consideri che una tale soluzione può essere utile solo per aggiungere un punto di visione e non per sostituire un monitor. La risoluzione del televisore è estremamente bassa rispetto al monitor e non consente una visualizzazione da breve distanza.


I computer portatili e la fotografia digitale


I computer portatili offrono alcune caratteristiche estremamente utili, all'utente che ha bisogno di spostarsi con uno strumento di lavoro versatile come il PC, ma i portatili in genere soffrono per una serie di limitazioni che nel campo della fotografia digitale devono essere considerate attentamente.

I PC portatili solitamente sono costituiti da un monitor di 12, 13 pollici, quindi piuttosto piccolo per dimensione, soprattutto quando si devono visualizzare immagini piuttosto grandi. Possiedono schede grafiche interne non sostituibili, che se hanno memoria superiore o uguale a 4 Mb., si possono considerare sufficienti per un uso “in portatile”, ma che certamente hanno delle limitazioni. Gli ultimi PC portatili sono generalmente dotati di un monitor TFT ovvero a matrice attiva, il che consente una visualizzazione maggiormente omogenea e corretta anche di lato. I monitor LCD normali, a matrice passiva o retroilluminati, possiedono un tipo di illuminazione che varia a seconda dell'inclinazione del monitor, rendendoli quindi non perfetti per un tipo di utilizzo in digitale.

Va inoltre considerata l'opportunità della dotazione di uno scanner in aggiunta al PC. Nel caso dei portatili, la connessione avviene di solito via porta USB o parallela. Difficilmente e solo in modelli particolarmente costosi è presente una porta SCSI. Va rilevato quindi che il passaggio di dati da scanner a PC può, in alcuni casi, risultare lento.

Non ultimo va considerato che le immagini digitali richiedono, allorquando si pensi di stamparle, files di lunghezza piuttosto estesa, che nel caso di portatili, possono occupare porzioni anche notevoli del disco rigido. Va quindi attentamente considerata l'opportunità di salvare ques