Pensieri di una casa vuota


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Introduzione
  Una casa non può provare emozioni, comprendere le parole, i racconti del suo ospite, eppure alcune esperienze esoteriche, quali la psicometria, lasciano intendere che qualcosa effettivamente avvenga anche nella fredda materia inerte. In questo racconto una casa si risveglia dal suo torpore e ricorda qualcosa del breve tempo trascorso con l'ospite che l'ha scossa dal suo torpore...
Anno di realizzazione: 1991
Autore: testo e immagini: Riccardo Rossi
   
Presentazione
Può capitare talvolta che entrando dentro casa nostra la sentiamo talmente densa di ciò che c'è dentro di noi, talmente affine a noi stessi, da sentirci bene dentro di essa, percepiamo il suo senso di protezione dall'esterno, e ci rifugiamo in lei e restiamo in silenzio. Forse attendiamo qualcosa che invariabilmente non avviene. Solitamente la nostra casa è bella e ci dà delle sensazioni positive perchè è stata fatta a nostra immagine e somiglianza, nel senso che dentro di essa c'è quasi sempre una notevole parte di noi stessi attraverso i nostri desideri, gli oggetti che ci appartengono e che sono in lei custoditi. Talvolta anche una buona parte dei nostri sogni aleggia nella sua atmosfera. Probabilmente nessuno, o forse pochissimi, hanno mai pensato che la nostra casa potesse in un certo qual modo possedere quel sintomo di vita che pulsa dentro gli uomini e gli animali, e che indiscutibilmente fa crescere le piante. Insomma ogni volta che abbiamo immaginato o vissuto la nostra casa lo abbiamo fatto quasi come un bel vestito. Nella mostra che l'Obiettivo presenta in questa occasione, si è fatto un passo al di là delle convenzioni. Si è immaginato che un uomo, uno qualunque, un giorno qualunque, possa sentire dentro una casa rimasta a lungo chiusa e priva di quel contatto umano che la rende necessaria e utile, un pulsare di vita, un qualcosa di impalpabile, di impercettibile, eppure di esistente dentro la fredda struttura di cemento e pietra. Immaginando tutto questo ne è uscita una storia, riprendendo i momenti dell'uomo che cerca di parlare alla casa, poi non riuscendo a trovare quella comunicazione che rende possibile l'intensa attività di tutti gli esseri viventi, l'ha abbandonata stanco e forse avvilito di non aver trovato quel che sentiva. E' a quel punto che la casa si risveglia dal suo torpore, riesce a ricordare, anche se inizialmente è qualcosa di confuso e fragile, poi le immagini si fanno più intense, fino a trasformare i ricordi in emozioni e poi in un affetto verso chi, per poco, l'ha abitata. Certo non può essere una storia comune, tutti gli scienziati, credo, potrebbero negare facilmente la possibilità descritta nella mostra, eppure talvolta la parapsicologia ci pone davanti a certi fatti che lasciano perplessi. E' provato che attraverso una facoltà che poche persone possiedono sviluppata adeguatamente, e che si chiama "psicometria", sia possibile catturare i momenti del passato di oggetti, che possono stimolare la mente della persona che li tiene in mano fino a farle "vedere" momenti del suo passato. Alcuni studiosi di parapsicologia hanno avanzato l'ipotesi che nella materia possa esistere una qualche forma di memoria che catturi immagini ed altro fermandola tra le molecole della stessa. A questo punto si potrebbe concludere che sia possibile che anche la materia possa avere una qualche forma di vita propria e, continuando con il pensiero, non potrebbe la nostra stessa vita, essere una bizzarra estensione della vita ben più antica della materia stessa ?
   
Il testo
Lui la guardò, se ne innamorò provò a toccarla percepì la sua attesa e decise di entrare in Lei.
Ecco, ora felice sono in te, vedo la luce filtrare adagio dalle tue finestre socchiuse disegnare ombre di un passato dimenticato che non esiste quasi più.
Con le mie dita sulla tua fredda pelle posso cercare il pulsare di una vita fragile, aprire i tuoi occhi al sole sfiorare la luce che scalderà le tue idee.
Ma dov'è l'istante dove il mio cercare e i tuoi pensieri vibrano insieme dimmi, dov'è cominciato il tuo tempo e dove termina il mio sogno.
Ma tu non ascolti il mio lento aspettare e il mio gioco si confonde in una partita.
Odo la mia luce spegnersi come un fiore reciso e abbandonato e il tuo profondo silenzio appassire la mia anima quando il tuo ventre non riesce a scaldarmi.
Gocce del mio pianto cadono sulla tua mano dove ho volato ma i piedi mi trascinano lontano e dietro me si spegne una luce di speranza.
La luce filtra ancora dalle mie finestre socchiuse e soltanto ora che sei fuggito via mi accorgo come i pensieri comincino a disegnare sé stessi.
Attraversano la mia fredda pelle come foglie che si staccano dapprima indecise, forse richiamate dal grido della terra poi volano seguendo le orme delle ali degli uccelli verso una meta che non conoscono quindi si appoggiano al suolo lasciando dietro di sé un velo di nostalgia mentre il ricordo scompare.
Col rumore assordante dei tuoi pensieri percorrevi più volte i tratti del mio corpo cercando gli angoli dove il tempo sembra bloccato.
Cominciasti a parlarmi certo che qualcosa stesse incominciando sicuro che i tuoi racconti si fermassero da qualche parte dentro me e io povera e semplice creatura di pietra diventavo viva e parte dei tuoi disegni.
Ricordo la musica disegnare le tue idee mentre lasciavi gli oggetti cantare per fare in modo che i miei pensieri cominciassero a capire forse anche ad amare.
Dentro me cercavi una vita che sapevi esistere e ne cercavi i palpiti e ad ogni attimo qualcosa si scaldava e vibrava abbracciando con gioia i tuoi disegni e i tuoi gesti e ancora timida e fragile diventava più forte qualcosa dentro me.
Raccoglievi per me minuti gesti per lasciarli arrancare sulle ali della fantasia e i tuoi occhi, guardando me attendevano che io scegliessi le parole.
Com'era difficile seguire un tuo pensiero raccogliere i miei passi pesanti salire i gradini dentro me lasciarmi accompagnare fuori dai miei occhi attraversare tutte le barriere più affaticanti e guardare fino alle radici delle nubi.
Attraverso i tuoi occhi guardavo il mondo cambiare ascoltare e urlare.
Potevo sentirti muovere nel mio ventre e se fossi stata una madre avrei potuto vederti crescere, ma i tuoi occhi si fecero difficili i tuoi pensieri più cupi e tristi mentre i tuoi silenzi ti conducevano lontano.
La saggezza disegna le rughe sul volto di molti uomini le domande invecchiano i loro volti scavano la loro pelle.
Ormai soltanto il vento scava le mie ossa di pietra e le mie domande sono senza risposta.
Adesso un tremito sordo percorre le mie mura e forse non ho ancora un'anima.
Ma una luce densa si scaldava dentro Lei e illuminava le altre case vuote. Case senza pensieri che non potevano capire.
   
Commenti

Un pomeriggio di qualche settimana fa ho potuto osservare questo nuovo lavoro da cui ho ricavato molti pensieri, costruiti con le parole dell'autore che si sono mescolate alle mie. Le immagini che scivolavano sotto i nostri occhi avevano la capacità di mostrare il trascorrere del tempo (mentre tutti sanno che la fotografia possiede la capacità di fermarlo), avevano la capacità di produrre ricordi e far capire il concetto di incomunicabilità (mentre generalmente danno informazioni), sollecitavano il nostro senso del tatto, davano significati diversi alla realtà e alle ombre, indicavano - come un moderno Pollicino - la strada di colui che le aveva realizzate, si muovevano dentro e fuori la "casa vuota" facendo pulsare le pareti e gli oggetti... Allora ho capito che l'immaginario e il reale di Riccardo si esprimono in chiare simbologie. Egli ottiene questo effetto mostrando una bambola alla finestra, una maschera, il tinello a Natale, il cielo, il mare, il sole e la sabbia, la città, le macchine, un libro, il tetto della casa... E queste simbologie vengono talora rafforzate con qualche interveto cromatico manuale, una voluta sfuocatura, una zoomata-macro sopra una foglia o un particolare domestico. Non sono necessarie particolari conoscenze del mezzo fotografico, per capire questa proposta visiva, comunque condotta senza particolari tecnicismi e con giuste densità nel bianconero e nel colore. E' invece necessario uno sforzo di percezione per cogliere le ragioni che sovrintendono alla fattura delle immagini che stavano nella mente dell'autore, mescolate alle sue emozioni quotidiane: Riccardo le presenta con evidenza e dosata aggressività, predilige il bianconero, nella prima parte, per meglio tendere al sogno, ad esulare dal reale, ma non a rifugiarsi fuori di esso. Abbiamo dunque capito che in questo lavoro sogno e realtà pulsano allo stesso modo; ciò non significa, come volgarmente si dice, che realtà e fantasia vengano mescolate e confuse, significa invece che una dignitosa convinzione è riuscita ad accostare il reale e il surreale. In questa operazione che gli è congeniale, Riccardo si gratifica e vive liricamente la realizzazione del suo racconto per immagini. Come tutti gli uomini egli possiede buone ragioni per godere delle fantasie, ma le arricchisce di buoni pensieri. Questa duplicità del suo lavoro fotografico sicuramente si coniuga con le sue convinzioni di vita.

(Riccardo Toffoletti)

Da sempre è radicato in noi il bisogno di un rifugio, di un involucro che ci protegga dai pericoli materiali e non, che incombono da un'esterno ignoto. E' quasi voler ritornare nel grembo materno, immergersi nel liquido amniotico, un "pardiso terrestre" abbandonato con la nascita. Così nel corso della sua evoluzione, l'uomo si è costruito un guscio sempre più sicuro e confortevole attrezzandolo per ogni nuova necessità, ma anche modellandolo a somiglianza della propria personalità. Può succedere che alla nostra mente "la casa" da semplice manufatto assuma le sembianze di una entità fisica con cui si instaura un rapporto di convivenza fino ad arrivare al paradosso di poter comunicare con lei come ad un alter-ego di un essere umano. Nella preistoria, i primi uomini parlavano con la propria dimora, le raccontavano con i disegni sulla roccia come su di un diario, la loro vita quotidiana fatta di battaglie per la sopravvivenza. Similmente, al giorno d'oggi, ci ritroviamo a conversare con i nostri avveniristici appartamenti affidando alle loro pareti fotografie, quadri e specchi o vestendoli con mobili, tappeti e tendaggi in giochi di luce (naturale o artificiale) tali da renderci la sensazione che nel freddo cemento armato pulsi la vita. Nel racconto fotografico di Riccardo la casa possiede una sua anima ed è in grado di pensare e di provare emozioni che la porteranno infine, abbandonata, ad impazzire di dolore. Singolare è anche la ricerca ossessiva di un rapporto quasi incestuoso, del soggetto umano con la sua casa, descritto da Riccardo con un sapiente intreccio di immagini ricche di sfumature e simbologie, un testo poetico di rara sensibilità e una colonna musicale che fonde il tutto in un'atmosfera di magica realtà.

(Francesco Pellegrinelli)

   


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